Foto generate con l’IA: cosa dice la legge italiana
Updated 27 September 2026 · Twin AI Labs
In Italia non esiste un divieto generale: pubblicare una foto generata con l’intelligenza artificiale è lecito finché l’immagine non ritrae una persona riconoscibile senza il suo consenso. In quel caso l’articolo 612-quater del codice penale, in vigore dal 10 ottobre 2025, punisce la diffusione con la reclusione da uno a cinque anni.

È legale pubblicare una foto generata con l’intelligenza artificiale in Italia?
Sì, se l’immagine non ritrae una persona riconoscibile diversa da te. Questa è la risposta che quasi nessuna pagina italiana dà per intero, perché è meno spendibile di un richiamo generico all’AI Act. In Italia non esiste una regola unica sulle immagini sintetiche: esistono quattro testi, con destinatari e sanzioni diversi, e tre di essi sono più severi dell’AI Act. Il nuovo reato dell’articolo 612-quater riguarda chiunque pubblichi, anche un privato dal proprio profilo. Le norme sul ritratto valgono da ottant’anni e non menzionano l’IA, ma si applicano lo stesso. Il codice del consumo entra in gioco solo quando vendi. Nella tabella le quattro regole stanno affiancate: leggi prima la colonna «Chi riguarda», è quella che decide.

| Regola | Chi riguarda | Cosa impone | Sanzione |
|---|---|---|---|
| Art. 612-quater c.p. (l. 132/2025) | Chiunque diffonda, anche un privato | Non diffondere senza consenso immagini falsificate con l’IA e ingannevoli sulla genuinità | Reclusione da 1 a 5 anni |
| Art. 10 c.c. e artt. 96-97 l. 633/1941 | Chiunque esponga o metta in commercio un ritratto | Ottenere il consenso della persona ritratta, salvo le eccezioni dell’art. 97 | Cessazione dell’abuso e risarcimento del danno |
| Art. 50 AI Act, applicabile dal 2 agosto 2026 | Fornitori di sistemi generativi e chi pubblica deep fake | Marcare l’output in formato leggibile da macchina e rendere noto che il contenuto è artificiale | Sanzioni amministrative fissate dagli Stati membri |
| Art. 21 codice del consumo | Solo chi vende come professionista | Non presentare il prodotto in modo idoneo a indurre in errore il consumatore medio | Sanzione amministrativa dell’AGCM |
Che cosa punisce esattamente l’articolo 612-quater del codice penale?
L’articolo 612-quater è il primo reato italiano scritto apposta per l’intelligenza artificiale. Il testo in vigore dal 10 ottobre 2025 recita: «Chiunque cagiona un danno ingiusto ad una persona, cedendo, pubblicando o altrimenti diffondendo, senza il suo consenso, immagini, video o voci falsificati o alterati mediante l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale e idonei a indurre in inganno sulla loro genuinità, è punito con la reclusione da uno a cinque anni».
La norma chiede quattro elementi insieme, e mancarne uno fa cadere il reato: un danno ingiusto, la diffusione, l’assenza di consenso e l’idoneità a ingannare sulla genuinità. Un fotomontaggio dichiarato come tale, o una caricatura che nessuno scambierebbe per una fotografia, non integra l’ultimo requisito. Un ritratto fotorealistico di una persona vera, pubblicato senza dire che è sintetico, lo integra quasi sempre.
Quando serve la querela e quando si procede d’ufficio?
Di regola serve la querela della persona offesa, entro i termini ordinari. Il secondo comma dell’articolo 612-quater precisa però tre situazioni in cui la magistratura agisce da sola: «Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio ovvero se è commesso nei confronti di persona incapace, per età o per infermità, o di una pubblica autorità a causa delle funzioni esercitate».
Ad esempio: un’immagine sintetica di un minore, o di un sindaco in relazione al suo incarico, non ha bisogno che qualcuno sporga denuncia perché il procedimento parta. Nella pratica questo sposta molto il rischio di chi pubblica per scherzo, perché la decisione non resta nelle mani della persona ritratta e non si può chiudere con delle scuse private.
Che cos’è l’aggravante dell’articolo 61 n. 11-undecies?
Secondo la stessa legge 132/2025, l’uso dell’intelligenza artificiale diventa anche una circostanza aggravante comune, inserita all’articolo 61 del codice penale come numero 11-undecies. Vale per qualunque reato, non solo per quelli sulle immagini, quando i sistemi di IA hanno «costituito mezzo insidioso», oppure hanno ostacolato la difesa pubblica o privata, oppure hanno aggravato le conseguenze del fatto.
Attenzione a un dettaglio che diverse pagine italiane riportano male: l’aggravante è il numero 11-undecies, non 11-decies, che nel codice riguarda i reati commessi nelle stazioni ferroviarie. La differenza non è formale, perché l’aggravante non scatta per il solo fatto di avere usato l’IA: serve quel quid in più, cioè che lo strumento abbia reso il fatto più insidioso o la difesa più difficile.
Quando è entrata in vigore la legge 132/2025?
La legge 23 settembre 2025, n. 132 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2025 ed è entrata in vigore il 10 ottobre 2025, dopo la consueta vacatio di quindici giorni. È il primo intervento organico italiano in materia di intelligenza artificiale e arriva prima, non dopo, la piena applicazione del regolamento europeo.
Due conseguenze pratiche. La prima: dal 10 ottobre 2025 il reato esiste e si applica anche a immagini generate con modelli usciti prima di quella data, perché rileva il momento della diffusione, non quello della creazione. La seconda: la legge non tocca solo il codice penale. Modifica anche l’articolo 171 della legge sul diritto d’autore, estendendolo all’estrazione di testo e dati da opere protette, e inasprisce le pene per la manipolazione dei mercati commessa con sistemi di IA.
Serve il consenso della persona ritratta anche se il volto è generato?
Sì, e questa è la parte più sottovalutata. Le norme sul ritratto non parlano di fotografie ma di immagine della persona, e si applicano da prima che l’IA esistesse. L’articolo 96 della legge 633/1941 dice che «il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa». L’articolo 10 del codice civile aggiunge il rimedio civile: il giudice, su richiesta dell’interessato, «può disporre che cessi l’abuso, salvo il risarcimento dei danni».
L’articolo 97 apre alcune eccezioni — notorietà, ufficio pubblico, necessità di giustizia o di polizia, scopi scientifici, didattici o culturali, fatti di interesse pubblico — ma le chiude subito dopo: il ritratto non può comunque essere esposto se reca pregiudizio all’onore, alla reputazione o al decoro. Una scena inventata attribuita a una persona reale ricade in quel limite con grande facilità.
L’AI Act obbliga a scrivere che l’immagine è generata dall’IA?
L’articolo 50 del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale è applicabile dal 2 agosto 2026, quindi è diritto vigente mentre leggi. Il paragrafo 4 impone ai deployer di un sistema che genera o manipola immagini costituenti un deep fake di «rendere noto che il contenuto è stato generato o manipolato artificialmente», con eccezioni per le opere artistiche, creative, satiriche o di finzione, dove basta una menzione adeguata che non rovini la fruizione.
Due precisazioni che cambiano il quadro. Primo, l’obbligo riguarda i deep fake, cioè contenuti che assomigliano a persone, oggetti o eventi reali e appaiono autentici: un paesaggio inventato non lo è. Secondo, la Commissione europea esclude l’uso strettamente personale: una foto che resti nella tua galleria o in una chat privata non fa scattare l’articolo 50.
Chi deve apporre il contrassegno: chi genera l’immagine o chi la pubblica?
I due obblighi dell’articolo 50 sono separati e cadono su soggetti diversi. Il paragrafo 2 riguarda i fornitori dei sistemi generativi, che devono garantire che gli output «siano marcati in un formato leggibile meccanicamente e rilevabili come generati o manipolati artificialmente»: è una filigrana tecnica nei metadati, non una scritta visibile. Il paragrafo 4 riguarda invece chi usa il sistema e pubblica il risultato, e chiede una dichiarazione leggibile da un essere umano.
Nella pratica significa che la marcatura tecnica non ti solleva da nulla. Ad esempio, se generi un ritratto con un modello che scrive la propria firma nei metadati e poi lo carichi su un social che rimuove i metadati in fase di compressione, l’obbligo di dichiarare resta interamente tuo. I nostri 15 modelli immagine attivi restituiscono il file così come lo produce il fornitore: la dichiarazione la scrivi tu nella didascalia.

Posso pubblicare una foto con una celebrità generata dall’IA?
Per te, no problema; pubblicata, è lo scenario più rischioso dei tre. Un selfie inventato con un cantante famoso somma tre criticità: è un ritratto senza consenso, è idoneo a ingannare sulla genuinità e, se finisce online, è diffusione ai sensi dell’articolo 612-quater. La notorietà non aiuta quanto si crede: l’eccezione dell’articolo 97 copre la cronaca e l’interesse pubblico, non una scena privata inventata a scopo di intrattenimento.
La regola pratica che diamo ai nostri utenti italiani è in tre righe. Generare e tenere per sé: lecito. Inviare in una chat privata a due amici: zona grigia, ma fuori dall’articolo 50. Pubblicare su un profilo aperto senza dire che è sintetica: è la condotta che la legge del 2025 ha scritto apposta per punire, con una pena che parte da un anno.
E una foto con il partner, un amico o mio figlio?
Cambia poco sul piano giuridico e cambia tutto su quello pratico, perché qui il consenso puoi davvero chiederlo. Un adulto può acconsentire, anche a voce, e il consenso copre l’uso concordato: una foto nata per un regalo di compleanno non diventa automaticamente pubblicabile su un profilo aziendale. Il consenso, inoltre, è revocabile.
Per i minori il discorso è diverso e non ammette scorciatoie: serve l’autorizzazione di entrambi i genitori, e l’articolo 612-quater prevede la procedibilità d’ufficio quando la persona offesa è incapace per età. In concreto vuol dire che una foto sintetica di un bambino pubblicata senza permesso può portare a un procedimento penale anche se nessun familiare sporge querela. Ad esempio, la segnalazione di un insegnante o di un altro genitore è sufficiente a far partire tutto.
Posso usare una foto di prodotto generata dall’IA in un annuncio?
Dipende da chi sei e da che cosa mostra la foto. Se vendi come professionista, l’articolo 21 del codice del consumo considera ingannevole la pratica commerciale che contiene informazioni non rispondenti al vero o che, «anche nella sua presentazione complessiva», induce in errore il consumatore medio: la presentazione include le immagini. Un capo reso più nuovo, più pulito o di un colore diverso da quello reale è esattamente questo.
A questo si sommano le regole delle piattaforme, che spesso sono più strette della legge. Le Regole del catalogo di Vinted, ad esempio, chiedono foto proprie e non consentono di ritoccare l’immagine dell’articolo; ne abbiamo scritto in dettaglio nella guida sulle foto con l’IA su Vinted. Quello che resta lecito ovunque è intervenire su luce, inquadratura e sfondo, senza toccare l’oggetto.

Che cosa succede se la foto ritrae soltanto me?
Non si attiva nessuna delle quattro regole. L’articolo 612-quater richiede un danno ingiusto ad «una persona» e l’assenza del suo consenso: sulla tua immagine il consenso ce l’hai per definizione. Gli articoli 96 e 97 della legge 633/1941 tutelano la persona ritratta, che sei tu. L’articolo 50 dell’AI Act non si applica all’uso personale e, quando pubblichi un tuo ritratto sintetico, la dichiarazione è dovuta solo se il contenuto appare autentico e riguarda una persona reale — caso in cui una riga in didascalia chiude la questione. L’articolo 21 del codice del consumo vale solo se stai vendendo.
È per questo che la fotografia professionale di sé stessi è lo scenario più pulito. Un ritratto per il curriculum o per un profilo professionale è lecito senza adempimenti, purché somigli davvero a te: il tema lo abbiamo trattato nella guida sulla foto profilo LinkedIn.
Quanto costa generare un’immagine su Twin AI e cosa è incluso?
Al 27 settembre 2026 una generazione costa 200 crediti su tutti i 15 modelli immagine attivi, senza differenze di prezzo tra un modello e l’altro; i 29 modelli video vanno da 600 a 1 500 crediti. I piani mensili sono tre: Start a $15 per 2 500 crediti, Active a $29 per 5 000 crediti, Pro a $49 per 15 000 crediti. A 200 crediti l’una, il piano Active vale 25 immagini al mese.
Due cose che contano per questa pagina. La licenza commerciale è inclusa nei tre piani a pagamento e non nell’uso gratuito: se le immagini finiscono in un annuncio o in una campagna, serve un piano. E gli abbonamenti italiani si pagano con carta, Apple Pay o Google Pay, con le imposte calcolate al momento del pagamento. I nostri dati contano 6 601 utenti registrati dall’Italia.
Fonti
- Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2025 — legge 23 settembre 2025, n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025gazzettaufficiale.it
- Art. 612-quater c.p. — illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale, testo vigentebrocardi.it
- Art. 61 c.p. — circostanze aggravanti comuni, n. 11-undecies sull’impiego di sistemi di intelligenza artificialebrocardi.it
- Art. 10 codice civile — abuso dell’immagine altrui, cessazione dell’abuso e risarcimentobrocardi.it
- Art. 96 legge 22 aprile 1941 n. 633 — consenso della persona ritrattabrocardi.it
- Art. 97 legge 22 aprile 1941 n. 633 — eccezioni al consenso e limite del pregiudizio a onore e decorobrocardi.it
- Regolamento (UE) 2024/1689, articolo 50 — obblighi di trasparenza, testo italiano, applicabile dal 2 agosto 2026artificialintelligenceact.eu
- Commissione europea, AI Act Service Desk — calendario di applicazione del regolamentoai-act-service-desk.ec.europa.eu
- Art. 21 codice del consumo — azioni ingannevoli e presentazione complessiva del prodottobrocardi.it
- Vinted — Regole del catalogo, foto proprie e divieto di ritoccare l’immagine dell’articolovinted.it
Domande frequenti
Devo dichiarare che una foto è generata dall’IA se ritrae solo me?
Se il ritratto è tuo e appare autentico, l’articolo 50 dell’AI Act chiede comunque di renderlo noto quando lo pubblichi. Una riga in didascalia basta. Nessuna norma italiana impone invece una formula precisa.
L’articolo 612-quater vale anche se invio l’immagine in una chat privata?
La norma punisce chi «cede, pubblica o altrimenti diffonde». Un invio mirato a una persona resta fuori dal concetto di diffusione, un gruppo ampio no. Serve comunque il danno ingiusto.
Che cosa rischio se la persona ritratta è minorenne?
Si procede d’ufficio: non serve la querela di nessuno perché il procedimento parta. La pena resta da uno a cinque anni di reclusione e serve l’autorizzazione di entrambi i genitori per qualsiasi pubblicazione.
Le immagini generate dall’IA sono protette dal diritto d’autore in Italia?
La legge 633/1941 protegge le opere dell’ingegno di carattere creativo, e il presupposto è un apporto creativo umano. Un output ottenuto da un prompt di poche parole difficilmente lo integra; un lavoro con selezione, editing e iterazioni documentate è un caso diverso.
L’AI Act si applica a chi genera immagini per uso personale?
No. La Commissione europea esclude esplicitamente l’uso strettamente personale dagli obblighi di trasparenza dell’articolo 50, applicabile dal 2 agosto 2026. L’obbligo torna appena pubblichi.
La legge 132/2025 vale solo per i deepfake sessuali?
No. Quel caso è coperto dall’articolo 612-ter sulla diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite. L’articolo 612-quater è più ampio: qualsiasi immagine, video o voce falsificata con l’IA che causi un danno ingiusto.
Serve il consenso per una foto sintetica di un personaggio famoso in un articolo di cronaca?
L’eccezione dell’articolo 97 copre i fatti di interesse pubblico, ma non legittima un’immagine inventata presentata come reale: resta il limite del pregiudizio a onore, reputazione e decoro.